Congo 4 – Colonia

Nei confonti delle colonie, i britannici avevano scopi politici lasciando che i loro possedimenti si autogovernassero con una forte guida inglese, la Francia era per l’assimilazione alla madrepatria, il Portogallo per l’integrazione, i tedeschi per il puro dominio senza diritti ai locali, mentre il Belgio adottò una politica “paternalista”.

Conscio del periodo nero leopoldiano, propose di far lentamente progredire i coloni. Arricchendosi con le ricchezze del Congo, avrebbe offerto in cambio la diffusione del progresso economico e sociale, sintetizzato nel motto: “dominare per servire“. Così si iniziò a far coltivare i campi, far conoscere il lavoro retribuito e l’uso della moneta con le relative tasse, prefiggendo di portare, il più lentamente possibile, all’autogoverno, installando nel frattempo quante più imprese belghe. Imprese che avrebbero sfruttato le infrastrutture coloniali pagate dalle imposte locali, con l’aggravante che nel caso i belgi se ne fossero andati, il Congo non sarebbe stato in grado di continuare da solo.

Il governo belga affidò l’amministrazione al ministro delle Colonie e l’avventura leopoldiana cedette il passo alla burocrazia con un approccio coloniale sobrio, ovvero un potere gerarchico centralizzato ed esercitato a Bruxelles da persone che erano state raramente o mai, in Congo. Il Paese fu diviso in sei Province, 24 Distretti e 155 Territori che a loro volta vennero suddivisi in 1917 Chefferies. La competenza del governo coloniale fu affidata a un governatore e venne spostata la capitale a Leopoldville (Kinshasa) ma nella pratica si formò una troika, formata oltre il governatore, dal capo dell’alta finanza e dal capo della Chiesa. Nel frattempo Leopoldo II morì e gli successe al trono re Alberto I.

 

Le Province del Congo Belga
Le Province del Congo Belga

 

In quegli anni la medicina scoprì che la malaria si propagava attraverso le zanzare, lo stesso per la febbre gialla, mentre la malattia del sonno tramite le mosche tse tse e il tifo dai pidocchi, per cui in Belgio venne inaugurata L’Ecole de Médicine Tropicale. Per evitare la diffusione delle malattie, i medici suggerirono il controllo della mobilità, così un decreto del 1910 impose che gli spostamenti maggiori di 30km o superiori al mese avrebbero dovuto essere accompagnati da un passaporto medico. Chi era malato non poteva muoversi e chi si muoveva rischiava una punizione.

Ciò ebbe diverse conseguenze radicali: venne limitato il movimento di tutti i cittadini in un Paese con una grande mobilità, ogni abitante fu appuntato in un luogo, senza più contatti con le altre tribù e il senso di appartenenza diventò assoluto e immutabile; essendo una chefferie composta al massimo da poche migliaia di abitanti, le entità etniche più grandi andarono perse e il villaggio rientrò direttamente sotto l’autorità statale, facendo scomparire i livelli intermedi. Inoltre, se durante lo Stato Libero dovettero subire l’oppressione del tiranno, l’apparato burocratico coloniale strinse il morso, entrando sempre più nella vita dell’individuo. I medici avevano molto potere: decidevano chi poteva muoversi e dove, delimitavano le zone proibite, costringevano i recalcitranti a un trattamento, ma anche punirli; trasferivano interi villaggi e in caso di rifiuto facevano intervenire i militari. Una medicina finalizzata più a mantenere la colonia sana che curare i singoli.

Poi arrivarono gli etnografi e vide la luce il Bureau International d’Ethnographie. Dopo aver letto resoconti di viaggio e rapporti delle missioni, i membri stilarono una lista di domande che venne inviata a migliaia di destinatari. In pochi anni furono elaborati più di quattrocentomila dati finiti nella Collection de Monographies Ethnographiques, un’opera monumentale dove ogni volume raccoglieva una determinata comunità con i suoi usi, costumi e tradizioni. Un’encyclopédie des races noires, con il risultato che quelle razze vennero considerate assolute: insiemi eterni, autonomi e immutabili. Non avendo più contatti, crebbero gli stereotipi e i pregiudizi fra esse.

La conclusione degli etnografi fu che le tribù avevano poche relazioni tra loro, ignorando secoli di  scambi commerciali, i rivieraschi che salivano e scendevano il fiume incontrando decine di tribù diverse, le lingue bantù simili tra loro. L’impatto dello sguardo monografico dato dai medici e dagli etnografi assieme fu enorme. I coloni bianchi agirono di conseguenza e i congolesi diedero sempre più importanza all’identificazione tribale, portando eccessi di razzismo fra i bantù, in un Paese dove il razzismo non esisteva. La situazione del tribalismo era sfuggita di mano.

 

Un gruppo di Baluba nel 1908
Un gruppo di Baluba 1908

 

Nel 1907 un prospettore belga trovò nel Kasai un pezzo di cristallo, ma non potendo analizzarlo in loco lo portò in Belgio e se ne dimenticò. Quando rispuntò, le analisi confermarono essere un diamante. Dilagò la febbre del diamante appena emerse che il Kasai ne poteva produrre di ottima qualità. In Katanga la scoperta del rame era stata tenuta segreta da Leopoldo per paura degli inglesi, a ragione perché le miniere si rivelarono in seguito tra le più ricche al mondo. Nel nordest vicino all’Uganda due australiani trovarono dei filamenti che brillavano al sole, era oro e i giacimenti di Kilo e Moto sarebbero diventati i più importanti dell’Africa Centrale. Nel 1915 in Katanga un altro prospettore trovò una pietra gialla molto pesante: il luogo dove fu trovata divenne in seguito la miniera di Shinkolobwe, che restò a lungo la più importante fornitrice di uranio al mondo. Il Katanga offrì anche zinco, cobalto, stagno, oro, tungsteno, manganese, tantalio e carbone. Qualcuno definì il sottosuolo uno “scandalo geologico”.

Ma l’industria mineraria non era come procurarsi l’avorio, richiedeva investimenti, grossi investimenti. Le miniere d’oro di Kilo e Moto divennero proprietà dello Stato, mentre nel resto del Paese si pensò a concessioni private, come all’epoca di Leopoldo. Prima della Grande Guerra non esistevano imposte sui profitti, ma mediante la cessione obbligatoria di grossi pacchetti azionari, lo stato coloniale si assicurò dividendi assai cospiqui.

 

Elisabethville - Costruzione della ferrovia 1910
Costruzione della ferrovia – Elisabethville 1910

 

Allo scopo vennero create l’Union Miniere du Haut Katanga (Umhk), la Societé Internationale Foréstiere et Miniére du Congo (Forminiére) e la Compagnie du Chemin de Fer du BasCongo au Katanga (Bck). Il capitale dell’Union Miniére fu fornito per metà dai britannici e metà dalla Société Générale, la maggiore holding belga. Divenne potentissima, tanto da avere anche una forza di polizia propria, fu quasi uno Stato nello Stato al punto che il Katanga venne amministrato diversamente dal resto del Paese. La Forminiére venne fondata con parte di capitale americano e arrivò a gestire 50 miniere di diamanti: nel 1913 estrasse 15.000 carati di diamanti, nel 1922 duecentoventiduemila e nel 1945 arrivò a 425mila carati.

La Bck era una compagnia ferroviaria con capitale franco-belga incaricata di costruire il collegamento fra il Katanga e Kinshasa. I minerali inizialmente venivano trasportati al mare attraversando le colonie portoghesi o inglesi (a tale scopo nel 1910 Elisabethville fu collegata alla rete ferroviaria britannica, formando una linea diretta con Città del Capo) ma per evitare forme di dipendenza la Bck costruì una ferrovia per portare la merce, attraverso un percorso di 979 chilometri, dalla zona mineraria a Ilebo, una località portuale situata su un affluente del fiume Congo, per poi essere trasportata via nave a Kinshasa, rimanendo sempre entro i confini congolesi. La Bck possedeva anche diritti minerari, fra i quali la più grossa miniera di diamanti industriali al mondo, della quale la metà dei profitti entrò nelle casse dello Stato coloniale.

 

Shinkolobwe
La miniera di uranio di Shinkolobwe

 

Il Katanga era pieno di minerali, ma poca gente per estrarli, essendo scarsamente popolato, così si cercò manodopera oltreconfine, in Rhodesia. Dalle poche centinaia iniziali, diventarono migliaia. Inizialmente si fermavano sei mesi, non potevano portare le famiglie, vivevano in alloggi abominevoli, in condizioni indicibili (latrine insufficienti e con l’acqua che scarseggiava perché veniva completamente assorbita dall’industria mineraria, tanto che spesso bevevano nelle pozzanghere). Da un lato cominciarono ad ammalarsi di tifo e dissenteria per la scarsa igiene, dall’altro di polmonite e tubercolosi a causa del pesante lavoro in miniera. L’assistenza sanitaria era inesistente (nel 1920 c’erano 70 medici in tutto il Congo, prevalentemente al servizio dei bianchi). Inoltre le pene corporali erano ammesse per legge.

Allo scopo di supplire alla mancanza di manodopera, venne indetto il sistema dei reclutatori che si inoltrarono sempre più lontano per procurare uomini da rivendere alle miniere, corrompendo capovillaggi o in modo coatto tramite la violenza. Il sud Katanga che non aveva risentito molto della politica della red rubber di Leopoldo, si trovò in uno spietato capitalismo industriale. Il numero dei minatori passò tra il 1914 e il 1921 da ottomila a quarantaduemila, mentre i lavoratori della ferrovia da diecimila a oltre quarantamila. Tutti segregati lontano dalle residenze dei bianchi secondo una legge del 1913, in una nascente cittadina poi diventata Elisabethville (oggi Lubumbashi, seconda città della R.D.C).

Non fu diverso nelle miniere d’oro di Kilo-Moto nella Provincia Orientale dove solo un lavoratore su otto era volontario, gli altri venivano catturati nei villaggi e legati con catene tramite un giogo di legno al collo. Una vera tratta di esseri umani e lavori forzati. Qui nel 1908 c’erano ottocento lavoratori, nel 1920 più di novemila. Mentre nelle miniere di diamanti del Kasai, nel 1923 lavoravano ventimila africani.

 

Huileries du Congo Belge (HCB)
Huileries du Congo Belge (HCB) Leopoldville – Depositi dell’olio di palma

 

I primi anni di industrializzazione innescarono la proletarizzazione degli abitanti dopo che pescatori, fabbri o cacciatori diventarono lavoratori salariati. Neppure l’agricoltura si salvò dal processo quando i bianchi cominciarono a gestire piantagioni di caffé, cacao e tabacco. Ma soprattutto la raccolta dell’olio di palma, dopo che William Lever, fondatore della Unilever, iniziò a produrre industrialmente il sapone e gli fu accordata una concessione di 7,5 milioni di ettari ricchi di palme. Migliaia di raccoglitori di noci di palma vennero reclutati a forza, guadagnavano una miseria, vivevano in condizioni primitive e decine di villaggi furono evacuati in nome dell’industria. Le noci venivano trasportate lungo il fiume fino a Kinshasa dove sorse la Huileries du Congo Belge (HCB) una fabbrica per la produzione del sapone, che assieme alla ferrovia contribuì alla crescita della capitale, attraendo i nuovi salariati congolesi.

Con l’industrializzazione e la proletarizzazione furono introdotti i soldi, passando dal sistema del baratto a quello monetario, facilitando soprattutto il pagamento delle imposte che precedentemente venivano pagate in pesce, manioca, legna, olio di palma, galline…

 

Fonti:

Congo” di David Van Reybrouck – Feltrinelli Editore

“Storia del Congo” di Fortunato Taddei

 

Capri
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