In fuga dalla Corea del Nord

In copertina Park Yeon-mi, una delle figure di cui parleremo in questo articolo.

Ogni anno, tra i mille e i duemila nordcoreani fuggono dal Paese, diversi altri tentano senza riuscirci. Nel 2020, solamente tra loro che si sono stabiliti nella vicina Corea del Sud, il numero complessivo ha raggiunto i 33752: a questa cifra andrebbero aggiunte le migliaia di persone che si sono rifugiate, più o meno legalmente, nel resto del mondo (dalla Cina agli Stati Uniti, dal Vietnam alla Russia…).

Tra questi defectors, alcune figure sono diventate particolarmente celebri: Park Yeon-mi è un’attivista per i diritti umani e autrice di libri, Lee Hyeonseo ha pubblicato la biografia della sua fuga e ha tenuto -tra le tante- un TED Talk, Kang Nara è una YouTuber e Yu Hyun-joo è la star di un programma sudcoreano che parla della Corea del Nord. Parleremo delle loro storie nel corso dell’articolo.

Corea VS Corea

La Corea del Nord, ufficialmente conosciuta come Repubblica Popolare Democratica di Corea, è tristemente nota per la sua dittatura e per le condizioni di povertà e terrore in cui sono costretti a vivere i suoi abitanti. La forma di governo ufficiale è una Repubblica socialista monopartitica, sotto dittatura totalitaria della famiglia Kim: l’attuale presidente è Kim Jong-un, figlio di Kim Jong-il e nipote di Kim Il-sung, questi i nomi dei tre dittatori, il cui regime è nato nel 1948.

La Corea del Nord confina con la Cina e brevemente con la Russia e divide la penisola coreana con la Corea del Sud, dalla quale è separata dal 48° parallelo con una zona demilitarizzata. Le due Coree si separarono dopo la resa giapponese nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, quando le due zone vennero occupate rispettivamente da Unione Sovietica (nord) e Stati Uniti (sud). I negoziati per una riunificazione fallirono nel 1948 e si formarono governi separati; nel 1950 scoppiò la guerra di Corea a seguito dell’invasione da parte dello stato del Nord, conclusasi nel 1953 con un armistizio, che ha portato ad un cessate il fuoco ma senza alcuna firma di trattati di pace ufficiali.

Questa carrellata rapidissima ci porta alle condizioni attuali: le Coree sono ancora separate, tuttavia rimane in atto un progetto di riunificazione e i due Stati stanno tentando di trovare punti di contatto, cooperazione e integrazione. Nel 2007, Roh Moo-hyun e Kim Jong-Il hanno firmato un accordo in otto punti per cooperazione economica, accordi di collegamenti infrastrutturali e confronti politici pacifici per ribadire la non-aggressione reciproca. Resta pur vero che la Corea del Nord continua a sviluppare i propri armamenti, anche atomici, e di frequente minaccia la tranquillità del Mar del Giappone con lanci di missili.

La zona demilitarizzata tra le due Coree

I diritti umani in Corea del Nord

Nonostante questi tentativi di riavvicinamento, la Corea del Nord è e rimane una dittatura in cui le condizioni di vita per i cittadini sono fortemente negative. Il Paese ha subito una devastante carestia tra il 1994 e il 1998 e ancora oggi la popolazione soffre di malnutrizione, la corruzione è tra le più alte al mondo e i diritti umani sono praticamente ignorati.

Queste gravi violazioni si riscontrano in qualsiasi punto della vita dei nordcoreani, di seguito alcuni esempi:

  • Assenza di diritti sul lavoro (e, in molti casi, presenza di lavori forzati in campi di lavoro con condizioni che definire pessime è un complimento), è inoltre estremamente difficile cambiare mestiere e la fedeltà al regime degli altri membri della famiglia (compresi quelli del marito/moglie) possono inficiare la possibilità di fare carriera;
  • Assenza di libertà d’espressione, di stampa, impossibilità di attingere a fonti esterne al regime (invio nei campi di concentramento se scoperti a guardare la televisione sudcoreana o ad ascoltare k-pop sudcoreano). Inoltre è possibile utilizzare l’elettricità solo per poche ore al mese, internet è inaccessibile ed è utilizzato solo l’intranet nordcoreano;
  • Assenza di libertà di culto, nonostante la Costituzione millanti libertà di credo religioso, e persecuzione di cristiani e buddhisti in particolare;
  • Impossibilità di spostarsi liberamente all’interno del Paese così come di viaggiare all’estero, inoltre è praticamente impossibile possedere un’automobile a meno che non si faccia parte della classe dirigente. I pochi nordcoreani a cui viene concesso studiare fuori dal Paese vengono sempre accompagnati da funzionari che controllano i loro spostamenti, le attività e le eventuali relazioni sociali;
  • Pena di morte per reati politici e d’opinione ed esecuzioni pubbliche: come racconta Kang Nara, quando era ancora molto giovane è stata portata ‘in gita’ con la scuola per assistere ad un plotone d’esecuzione, con l’intento di indottrinare ed educare gli studenti.
Park Yeon-mi, attivista per i diritti umani

Al di là del fiume Yalu

Fuggire dalla Corea del Nord direttamente verso la Corea del Sud è impossibile: la zona demilitarizzata del 48° parallelo è sorvegliata giorno e notte dagli eserciti di entrambi i Paesi e avvicinarsi troppo è un rischio che non vale la pena di correre.

La via più sicura è sita sul confine con la Cina e, in particolare, è rappresentata dal fiume Yalu (o Amnok). L’attraversamento viene normalmente tentato quando il fiume ghiaccia: di notte, i defectors hanno più possibilità di sfuggire all’attenzione delle guardie di confine nordcoreane o, al limite, possono tentare di corromperle con grosse somme di denaro. Alcuni scappano da soli, altri con le famiglie, cercando di attraversare il più silenziosamente possibile; i più sfortunati si ritrovano a correre a rotta di collo verso le abitazioni cinesi al di là del fiume, schivando le pallottole.

In alcuni casi, i fuggitivi sono accompagnati da alcune ‘guide’ (escape brokers) che, a prezzi altissimi, agevolano nella fuga: come racconta Kang Nara, sua madre scappò prima di lei e dopo qualche anno riuscì a permettersi di pagare una persona per aiutare anche la figlia a lasciare il Paese. Lee Hyeonseo, invece, attraversò da sola il fiume Yalu con l’intento di visitare la Cina prima di cominciare il college e fare ritorno in poco tempo, ma rimase bloccata dall’altra parte. Guadagnati abbastanza soldi, fu lei ad assoldare un escape broker per salvare la sua famiglia.

Le rotte che solitamente i nordcoreani intraprendono per raggiungere la Corea del Sud. In rosso, i movimenti dalla Corea del Nord e in blu i movimenti verso la Corea del Sud. Opera di Ceosad su Wikipedia.

In Cina è molto difficile che ai nordcoreani venga riconosciuto lo status di rifugiati: sono normalmente considerati immigrati illegali e, qualora scoperti, vengono riportati nel proprio Paese, in quanto il governo di Beijing desidera mantenere buone relazioni con Pyongyang. Per raggiungere la Corea del Sud, alcuni, per mezzo delle loro ‘guide’, riescono ad entrare al consolato sudcoreano di Shenyang e da lì chiedere aiuto.

Altri intraprendono lunghi viaggi, a piedi o con mezzi di fortuna, cercando di raggiungere Paesi più ospitali. Una via percorribile è quella del confine con la Mongolia, fino alla Thailandia, che accoglie apertamente i rifugiati. Altri ancora raggiungono il Vietnam (attraversando il fiume Tumen) o la Russia. C’è chi si ferma a lavorare (più o meno legalmente) in questi Paesi, c’è chi rimane direttamente bloccato in Cina e si sposa con membri del gruppo etnico coreano riconosciuto, sperando di riuscire a non essere mai scoperto e riportato indietro.

La meta più desiderata è, ovviamente, la Corea del Sud. Qualora non riescano a raggiungere il consolato (la Cina ha recentemente intensificato la sorveglianza di fronte alla sede), come accennavo, partono per un lungo e pericoloso viaggio verso altri Paesi dell’Asia e del Sud-Est Asiatico. Una volta raggiunto le loro mete provvisorie, possono più liberamente partire per Seoul e chiedere lo status di rifugiati una volta atterrati all’aeroporto di Incheon.

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Lee Hyeonseo durante il suo TED Talk

Lee Hyeonseo trascorse dieci anni come fuggitiva in Cina: durante questo periodo, cambiò nome diverse volte (‘la ragazza dai sette nomi’), si spacciò per altre persone, finché non riuscì anche ad ottenere la patente e il passaporto cinesi. Quando inviò i soldi ad un escape broker per liberare anche la sua famiglia, questi vennero intercettati dalla polizia nordcoreana e lei decise di tornare indietro a prenderli, dopodiché guidò col fratello e la madre attraverso la Cina, col rischio di essere scoperti innumerevoli volte.

All’arrivo in Laos, pagò per far portare la madre all’ambasciata sudcoreana di Vientiane e si preparò a partire per la Corea del Sud in aereo (in quanto munita di passaporto cinese), ma i suoi familiari vennero catturati al confine. La ragazza tornò allora in Laos, dove spese tutti i suoi soldi per liberarli, più e più volte, pagando una cifra spropositata tra multe e mazzette. Quando la situazione era disperata, i soldi per corrompere i funzionari erano finiti e tutto sembrava senza via d’uscita, Lee Hyeonseo incontrò un viaggiatore australiano, Dick Stolp, che li aiutò definitivamente a fuggire donando loro la somma necessaria.

Park Yeon-mi e la sua famiglia ebbero una fuga meno rocambolesca: scapparono pagando i broker per attraversare il confine. Una volta in Cina, furono aiutati da missionari cristiani cinesi e coreani: questi li portarono in Mongolia e da lì i diplomatici sudcoreani riuscirono a portarli a Seoul. Da quel momento in poi, Park Yeon-mi è diventata attivista per i diritti umani.

Non tutti attivisti

Pyongyang oggi

Persone come Park Yeon-mi, una volta fuggite, dedicano la propria vita ai diritti umani, denunciando le atrocità subite nel proprio Paese d’origine. Yeon-mi lavora da anni per aiutare i rifugiati nordcoreani e per portare all’attenzione tutte le violazioni che il governo di Pyongyang continua a perpetrare.

Non tutti i rifugiati nordcoreani, però, possono ‘permettersi’ di fare attivismo, ma anche solamente di criticare il regime da cui sono scappati. Normalmente, come spiega Kang Nara, la famiglia di un fuggitivo non viene punita: i North-Korean defectors sono così tanti che una parte considerevole della popolazione andrebbe inviata nei campi di lavoro come punizione per la fuga di un parente.

Le famiglie di fuggitivi diventano quindi “solamente” sorvegliate speciali e sono spesso interrogate su eventuali contatti avuti coi parenti, in caso questi siano intenzionati ad assumere i broker per far fuggire anche gli altri (cosa che, appunto, è avvenuta con la madre di Kang Nara).

Il governo nordcoreano, però, si rifà sulla famiglia nel momento in cui un rifugiato inizi a diffondere le proprie opinioni negative sul regime. Questo è il motivo per cui molti non esprimono pubblicamente la propria visione, una volta trasferitisi all’estero: anche nelle interviste con Kang Nara è evidente questo aspetto. Il padre e il fratello della ragazza vivono ancora a Pyongyang, per cui lei parla sempre e solo di esperienze personali, comprese quelle negative, certo, ma sempre in maniera delicata.

Non tutti i nordcoreani, comunque, desiderano fuggire: chi vive a Pyongyang e fa parte di un ceto relativamente ‘alto’, seppur conscio della condizione del Paese, può decidere di rimanere (come appunto padre e fratello della famiglia Kang). Altri non si sono ancora resi conto di cosa ci sia al di là del confine a causa dell’indottrinamento che inizia fin dall’infanzia: Lee Hyeonseo racconta che da piccola era molto fiera del proprio Paese e di quel che studiava sulla famiglia Kim, ed era convinta di vivere nello stato più bello del mondo.

Kang Nara spiega, invece, che a scuola vengono insegnate incredibili leggende sulla forza, la saggezza, l’intelligenza e la grandezza dei Kim, portando tutti i bambini ad ammirarli e desiderare di essere come loro. Anche gli standard di bellezza vengono modellati sulla base del dittatore e della consorte e le canzoni parlano quasi tutte della gloria e grandezza della Corea del Nord.

L’idillio può essere infranto in diversi modi: c’è chi subisce i campi di lavoro o vede un parente piegato da questi, chi riesce ad intercettare la tv cinese e ad osservare così una realtà diversa. Alcuni contrabbandano (a grande rischio) dvd di film sudcoreani, di serie tv (drama) che fanno tanto sognare e sospirare gli adolescenti.

Dopo la fuga e futuro della regione

Kim Jong-un e Moon Jae-in in un incontro lungo la zona demilitarizzata nel 2018

Arrivare in Corea del Sud non significa automaticamente trovare la quiete. Molti rifugiati sperimentano disturbi per i traumi subiti sia in Corea del Nord, sia durante le odissee di fuga: soffrono di depressione, ansia, disturbo da stress post-traumatico. Tali disturbi, solitamente, non sono adeguatamente trattati.

Alcuni vengono discriminati dai cittadini sudcoreani e sono costretti a sopportare shock culturali e isolamento, nonché problemi di identità culturale. In altri casi, come quello degli ospiti del programma Now on my way to meet you, programma televisivo sudcoreano molto popolare totalmente dedicato alla Corea del Nord, raggiungono la fama e parlano del proprio Paese a chi li ha accolti, cercando di portare più consapevolezza tra il pubblico sudcoreano. La più celebre di questi ospiti è Yu Hyun-joo, presente nel programma sin dal primo episodio, l’unica ospite a venire rinnovata puntata dopo puntata.

Nel 2020, il numero dei defectors è diminuito considerevolmente rispetto agli anni precedenti, ma queste fughe non si fermeranno mai del tutto, anche se le relazioni tra i due Paesi stanno cambiando. Park Yeon-mi ha criticato il 26 aprile 2021 come in Corea del Sud sia passato l’emendamento all’Inter-Korean Relations Development Act: ai sudcoreani è proibito inviare volantini anti-nordcoreani, chiavette USB o altri supporti e soldi o supporti economici alla Corea del Nord. Secondo lei, questo impone una censura alla critica nei confronti di Kim Jong-un.

Alcuni defectors hanno prontamente risposto andando contro la suddetta legge: il 30 aprile 2021 hanno spedito attraverso il confine, con l’uso di palloncini, volantini anti-Pyongyang, dollari americani e libretti di denuncia della condotta del governo nordcoreano. La legge è nuovamente sotto esame, con un’assemblea che comprende anche rifugiati: se lasciata com’è, limiterebbe di molto le attività degli attivisti.

Cosa riserverà il futuro della penisola coreana? Sarà mai davvero possibile una riunificazione?

Bibliografia/sitografia/VIDEOGRAFIA

 

 

Causa problemi tecnici passiamo oltre: Aquileia Romana

 

 

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Pubblicato da Kitsune

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