La musica dei ruggenti anni ’90

Come nel decennio precedente, gli anni 90 si aprono con un senso di cambiamento, dovuto principalmente al fatto che le picconate al muro di Berlino solo qualche settimana prima hanno aperto la voragine che avrebbe travolto i paesi del socialismo reale, dando al mondo quella sensazione diffusa della vittoria del capitalismo, da cui l’appellativo “ruggenti” che ho preso in prestito da Stiglitz che ci ha scritto un bel libro.
Dal punto di vista musicale questo risulta in una scena variopinta: il sound basato sui synth degli anni ’80 sfocia nell’esasperazione della electronic dance music, dove lo scopo è coadiuvare lo sballo delle discoteche, che in quegli anni di transizione conoscono il loro momento migliore. Ma il bisogno di un contraltare porta al ritorno di musica fatta con chitarre, bassi e batterie in un movimento di rock alternativo, che vedrà diverse sfumature, dal Grunge della costa pacifica settentrionale negli USA al Britpop, dal Pop Punk fino ad arrivare alla fine del decennio alla musica Indie.
Come sempre, cercherò di sia toccare brani noti e brani meno noti, mettendo un link, se disponibile, ad un video su YouTube, evidenziando un brano particolare anno per anno. Il disclaimer resta sempre lo stesso: queste sono ovviamente le mie tracce preferite, ma ognuno può contribuire nei commenti a segnalarne di altre che, volutamente o meno 🙂 non ho incluso. Altra piccola nota: laddove possibile ho cercato di linkare i video ufficiale dei brani, se disponibili, in caso contrario… si ascolta comunque!

1990

La musica Techno e derivati vari sono il carburante musicale che va per la maggiore. Purtroppo. Le hit parade sono dominate da brani come I’ve Been Thinking About You dei London Beat (in un due/tre anni già dimenticati), o anche la pompante The Power degli Snap. O quasi, perché, quantomeno in Italia, si organizza quella roba chiamata Mondiali di Calcio, che musicalmente viene tradotta da Gianni Nannini in Un’Estate Italiana, tormentone estivo ben noto, che però è stato anticipato da uno più tremendo, atterrato quell’anno a Sanremo. Si si, è proprio il micidiale trottolino amoroso di Vattene Amore del duo Minghi-Mietta. Ma clamorosamente è un “italiano di Brooklyn” a dominare il mondo! E si tratta di Angelo Badalamenti, creatore della colonna sonora della serie TV di enorme successo Twin Peaks, che, semmai ce ne fosse bisogno, consolida il sodalizio musica/televisione. Da segnalare tra i tormentoni pure i tedeschi Enigma, che riescono a fine anno nell’impresa di portare il canto gregoriano in discoteca con Sadeness Part I.

Cosa ci resta di buono? Vabbè diciamo che mentre Sinead O’Connor indovina il brano della vita con Nothing Compares 2 U, i Depeche Mode (visto che li cito, stavolta?) ottengono un grande successo con Enjoy The Silence e il vento del cambiamento è letteralmente colto dagli Scorpions (Wind Of Change). L’alternative rock, che ha visto nel decennio precedente alcuni pionieri come i The Smiths, comincia a ingranare con alcuni brani interessanti, come Here’s Where The Story Ends dei The Sundays o This Is How It Feels degli Inspiral Carpets. Ma ora mi tocca ringraziare chi mi ha segnalato i Cocteau Twins, di cui riporto questa bellissima traccia.

Cocteau Twins, Heaven Or Las Vegas – 17 Settembre 1990

1991

C’è troppo di buono quest’anno perché si possa dare spazio alle nefandezze assortite che continuano ad imperversare nel mercato musicale italiano. Solo poche citazioni: alcune di queste perle sono d’importazione (Crystal Waters, Gypsy Woman) altre sono dolorosamente autoinflitte: cito solo il Gabibbo (si si, proprio lui) che sfiora la prima posizione in classifica con la raffinata hit Ti Spacco La Faccia, che induce alla riflessione di come ormai il grande pubblico sia drogato da Mediaset e in genere dalla TV.
Ma ci rinfranchiamo subito. È l’anno in cui la voglia di nuovo rock esplode nel mondo. I R.E.M. raggiungono il grande pubblico grazie al brano Losing My Religion, seguiti a ruota dai Pearl Jam con il loro album Ten (Black, Jeremy). E non dimentichiamo ovviamente i Red Hot Chili Pepper che fanno uscire l’immortale Under The Bridge. Gli U2 consolidano il loro successo per mezzo di un’altra hit mondiale: One. E l’heavy metal/hard rock vede come suoi paladini i Metallica, con brani come Enter Sandman e Nothing Else Matters.
Ed è purtroppo l’anno in cui Freddie Mercury ci lascia.
Ma lo spazio al video dell’anno spetta ovviamente a loro.

Nirvana, Smells Like Teen Spirits – 10 Settembre 1991

1992

Non ci sono particolari bestialità da segnalare, a parte il solito trash techno/dance del quale è perfino inutile fare citazioni e qualche altra cosina assortita come Addams Groove di M.C. Hammer sul fronte import e l’arrivo degli 883 su quello nazionale (ricordo di avere preso a calci una radio all’ennesima messa in onda di Hanno Ucciso l’Uomo Ragno). Segnalo anche il record mondiale di sfruttamento minorile di Jordy (Dur dur d’être bebè).
Comunque ci sono anche aspetti interni positivi, mi è perfino piaciuto Luca Carboni con il suo album Carboni (ho sempre apprezzato La Mia Città).
Intanto arrivano al debutto un paio di gruppi interessanti. Uno di matrice irlandese, i Cranberries, che hanno subito un buon successo con l’album Everybody Else Is Doing It, So Why Can’t We? che contiene le belle Dreams e Linger. L’altro è un gruppo di Oxford, i Radiohead, che pubblicano un singolo, Creep, che diverrà di successo l’anno successivo (la BBC rifiutò di trasmetterlo perché troppo depressivo). In tre anni i Radiohead arriveranno a fare da spalla ai concerti dei R.E.M., che dal canto loro nel ’92 bissano il successo dell’anno precedente con il bellissimo Automatic For The People (Drive, Everybody Hurts).
Qualche popolarità la guadagna anche il Prog Metal, grazie ai Dream Theater di cui segnalo Metropolis Part I, dall’inizio spettacolare.
Mi spingo anche a dire che Human Touch di Bruce Springsteen non è niente male, nonostante le accuse di imborghesimento verso il pop. E naturalmente devo citare Annie Lennox, brava anche da solista con Why.
Che video vi propongo quindi? beh, dai, diamo spazio alla ribellione!

Rage Against The Machine, Killing In The Name Of – 2 Novembre 1992

1993

Anno un po’ flat, sia nel bene che nel male.
Ancora trash-dance che spopola, con i soliti gruppuscoli come gli svedesi Ace Of Base, che invece di progettare mobili dell’IKEA ci regalano capolavori come All That She Wants. Perfino da Trinidad li importiamo, es. Haddaway con What Is Love. Ed è ben nota anche What’s Up dei meteorici 4 Non Blondes, che ha il pregio di peggiorare dopo ogni ascolto. Sul fronte nostrano debutta Laura Pausini con La Solitudine (se Marco invece di andare via e non tornare più fosse rimasto, magari avremmo avuto una Pausini hard rock, ma purtroppo non è andata cosi).
Sul fronte “plus” si distinguono alcune vecchie glorie, come Robert Plant che nella sua carriera solista ottiene un buon successo con la radio-friendly 29 Palms. Perfino i Duran Duran risorgono con tutt’altro pubblico con Ordinary World.
Si consolida il grunge sia dei Nirvana con l’album In Utero (All Apologies) e dei Pearl Jam (quell’anno uscì Daughter), mentre diventano famosi (per poi tornare nell’oblio) i canadesi Crash Test Dummies con Mmm Mmm Mmm Mmm (a dire il vero anche questa è da ascoltare non troppo di frequente).
Ma ci sono anche debutti interessanti, alcuni arrivati subito al grande pubblico come i Counting Crows di Mr. Jones, altri non ci sono proprio arrivati. Ma rimedio io proponendovi i Tindersticks.

Tindersticks, City Sickness – 11 Ottobre 1993

1994

È un anno che si caratterizza per ottima musica, purtroppo per niente percepita dal mainstream italico, che può invece giovarsi di pezzi raffinati come Eins, Zwei, Polizei di Mo-Do (al secolo Fabio Frittelli), Chiuditi Nel Cesso degli 883 e Short Dick Man dei 20 Fingers (questo a dire il vero ha infestato le classifiche di mezza Europa). Più la solita accozzaglia eurodance che faccio volentieri a meno di esplorare.
Per cui direi di passare subito alle cose buone: queste si caratterizzano in primo luogo per un ulteriore presa del grunge (Black Hole Sun dei Soundgarden, Interstate Love Song degli Stone Temple Pilots – ambedue condividono con i Nirvana il triste destino di avere avuto il cantante suicida). E la bellissima Nothingman dei Pearl Jam.
Ma si cominciano a sentire nuovi sound. Ad esempio comincia ad affacciarsi il britpop (Blur, Girls and Boys), pop punk (Green Day, Basket Case) e trip hop (tutto il bellissimo album d’esordio dei Portishead, con tracce come Glory Box e Roads). Ci sono anche bei brani che sono purtroppo più conosciuti nella loro violentata versione dance/house come Missing degli Everything But The Girl.
Ma siamo al brano dell’anno, che è uno dei rari casi in cui preferisco una cover all’originale. E se l’originale è stata scritta da Leonard Cohen il risultato è…beh immortale.

Jeff Buckley, Hallelujah – 23 Agosto 1994

1995

Riguardando le classifiche di quest’anno leggo nomi e mi chiedo: ma chi c#£§o sono questi? Niente, siamo semplicemente all’apoteosi della truculenta Tecno/Dance/House music. In cima a tutta sta spazzatura si è issato Boombastic di Shaggy mentre a fine anno arriverà Coolio e il suo Gangsta’s Paradise. Per buona misura comincia anche ad apparire la nuova infornata di teen band, con i Take That che la fanno da padrone. Italiani? Quasi nessuno.
Quasi, perché, passando alle note liete, incredibilmente un italiano dal nome d’arte anglosassone riesce a produrre una one hit wonder che spopola nel mondo: Robert Miles (al secolo Roberto Concina) con Children.
E poi c’è l’invasione britpop con la competizione tra Blur e Oasis. Quest’anno vincono senz’altro questi ultimi grazie all’album (What’s The Story), Morning Glory? (brani notissimi: Wonderwall e Don’t Look Back In Anger) ringraziando i fratelli Gallagher che si concentrano sulla buona musica invece che litigare (infatti gli album successivi non saranno così di successo).
Un’altro gruppo alternative rock “esplode”: sono i The Smashing Pumpkins che vendono meritatamente un sacco di copie di Mellon Collie And The Infinite Sadness (all’interno: 1979 e Tonight, Tonight).
Mi piace anche segnalare una cantante d’esperienza come Tina Turner che funge da interprete nell’ennesima canzone di successo sigla di 007, in questo caso Goldeneye.
La mia canzone dell’anno? Vabbè, questa mi è piaciuta fin da subito e riesco ad ascoltarla senza mai annoiarmi, per cui…

Radiohead, Fake Plastic Trees – 13 Marzo 1995

1996

Mh, un anno poverello. E che vede l’esordio di quella che sarà la tendenza degli anni a venire, cioè quella dell’angustiante tormentone estivo spagnoleggiante, il cui capostipite è Macarena dei Los Del Rio (aneddoto: l’avevano prodotta due anni prima e non se l’era filata nessuno finché qualcuno l’ha tirata fuori dallo scaffale e ne ha fatto un remix). E poi, come dimenticare le procaci Spice Girl con Wannabe? In effetti vorrei, ma non riesco.
Vediamo i plus: beh dai, il 96 tutto sommato ha avuto il Sanremo de La Terra Dei Cachi di Elio E Le Storie Tese – un brano che definire sempreverde è dir poco.
Tra i brani noti: R.Kelly con I Believe I Can Fly, che ha avuto anche successo grazie al film con Michael Jordan Space Jam, e tra quelli meno noti segnalo i Belle and Sebastian (Expectations, Get Me Away From Here, I’m Dying), che si distinguono per essere tra i precursori del genere Indie, che vedrà maggiore successo nel decennio successivo.
Come brano dell’anno cosa mettere? Beh, c’è una band che ha sempre fatto della musica solida, sebbene quasi sempre sottotraccia. Per cui direi che se lo meritano:

Dave Matthews Band, Crash Into Me, 30 Aprile 1996

1997

Oh, invece questa è stata un’annata spaziale. Certo è lo stesso anno di Barbie Girl degli Aqua e dell’arrivo direttamente da Porto Rico di Ricky Martin con (Un, Dos, Tres) Maria. Ci si comincia ad accorgere inoltre, grazie alla tecnologia che avanza, che si può risparmiare tempo e fatica facendo sampling a manetta, come Puff Daddy e I’ll Be Missing You (ma non credo che Sting e il resto dei Police si siano lamentati delle royalties).
Ma andiamo alle cose solide che ce ne sono tante.
Anzitutto i Radiohead realizzano un album, OK Computer (Paranoid Android, Karma Police), che, partito in sordina, sarà poi considerato l’emblema del alternative rock, divenendo uno degli album più acclamati di tutti i tempi.
Britpop sempre in evidenza, con i Blur che rilasciano Song 2 (famosa anche grazie anche al videogame FIFA). Inoltre si distinguono i The Verve con Bitter Sweet Symphony (che però, a causa del sample di archi che caratterizza la canzone, incautamente preso in prestito da un’orchestra che faceva riferimento ad un brano dei Rolling Stones, hanno dovuto pagare le conseguenze monetarie del caso a Jagger e soci).
E’ stato anche l’anno in cui Elton John ha rispolverato Candle In The Wind a causa della morte di Lady Diana. E ne ha vendute molte di più dell’originale versione del 1974 (è il singolo più venduto della storia dopo White Christmas di Bing Crosby).
Bella anche la ballata dei Green Day Good Riddance (Time Of Your Life), nonché l’allegrissima Brimful of Asha dei Cornershop (evitate però il remix di Norman Cook aka Fatboy Slim).
Come si diceva, il genere Indie Rock comincia a farsi largo: segnalo quindi i Built To Spill con I Would Hurt A Fly e i bravissimi Yo La Tengo, un duo da cui estraggo il brano in evidenza dell’anno.

Yo La Tengo, Autumn Sweater – 22 Aprile 1997 (da ascoltare anche Sugarcube)

1998

“Il tempo va, passano le ore” diceva allora Alex Britti in Solo Una Volta (O Tutta La Vita) . E oltre alle ore, tutto sommato, cominciano a tirare il fiato le canzonacce da discoteca. O meglio, ci sono sempre, ma rimangono un po’ più confinate. D’altra parte è l’anno di Cher e della sua Believe, che, probabilmente non contenta dei suoi interventi di chirurgia plastica, decide di modificarsi pure la voce a colpi di auto-tune. Il pop rimane sempre on the top con Life di Des’ree e High dei Lighthouse Family (entrambi poi spariscono dalle scene). Grande successo anche per Iris dei Goo Goo Dolls (appartiene a quel genere in cui dici “bella”, finché non la ascolti per la terza volta).
Sul fronte positivo mi pare giusto nominare un brano di Madonna, Frozen, che a mio avviso rappresenta il culmine artistico della Ciccone (quello commerciale è stato 10 anni prima).
Molto caratteristico (e molto noto anche grazie al Dr. House) il brano dei Massive Attack Teardrop, nonché il pezzo alt-rock dei Fastball The Way.
Pearl Jam sempre sugli scudi (Wishlist) mentre nuovi generi cominciano ad affiorare rimanendo sempre nicchie, ma possono produrre risultati piacevoli, come questa Clavicula Nox degli svedesi Therion, rappresentante del symphonic metal (niente male l’arrangiamento ma i testi ispirati alla mitologia nordica si possono dimenticare).
Infine indie che comincia a produrre cose interessanti in quantità, come Holes dei Mercury Rev e soprattutto un album incredibile dei Neutral Milk Hotel, In The Aeroplane Over The Sea, da cui vi sottopongo un brano.

Neutral Milk Hotel, Holland, 1945 – 10 Febbraio 1998 (da ascoltare anche la title track)

1999

E siamo giunti quindi alla fine del millennio (e non fate i Burioni qualsiasi a dire che in realtà il 2000 è ancora ventesimo secolo, neh?! :)). Abbiamo un supergruppo italiano: LigaJovaPelù che spopola con Il Mio Nome E’ Mai Più (e infatti non li sentiremo più assieme). E pure il Supercafone di Er Piotta ci induce ad una profonda riflessione (condensabile in una domanda: “ma perché?!?”). Notevole anche il bavarese Lou Bega che prendendo a prestito un brano cubano di 50 anni prima, Mambo No. 5, ottiene un successo planetario (anche qua sono seguite schermaglie legali, ovviamente). Brano melenso dell’anno ovviamente When You Say Nothing At All di Ronan Keating (pure questa una cover, la terza, di un brano dell’88).
Ma terminiamo in bellezza: la fine del decennio vede un po’ di rimescolio tra i generi musicali. Mentre i Blur sono consistenti e rilasciano un altro bel brano, Tender, Moby (Natural Blues) dimostra che l’elettronica può anche essere ben usata al di fuori della Techno/House. Gran successo pop punk per i Blink-182 con l’album Enema of the State (All The Small Things, What’s My Age Again) e altrettanto enorme impatto per Californication, dei Red Hot Chili Pepper (Otherside, Scar Tissue, Californication).
E siamo quindi alla fine, dove emergono dalle coltri di ghiaccio e day geyser islandesi i Sigur Rós, portando con se un nuovo genere denominato “post rock”, che ascoltiamo.

Sigur Rós, Starálfur – 12 Giugno 1999

Conclusione

Un altro decennio che ha visto una notevole escursione musicale, tra pezzi indimenticabili (e dimenticabili). Tra gli artisti che non ho nominato, ce ne sono diversi che hanno scalato classifiche, specie nel Contemporary R&B, come Janet Jackson e Maria Carey: non ho niente contro di loro, semplicemente i loro pezzi mi dicono poco. E ovviamente ce ne sono molti altri che si possono citare, che in in un modo o nell’altro hanno lasciato il segno negli anni ’90. Ma per questo…scatenatevi pure!

L'Alter Ego