Quando i figli vengono da lontano

Articolo di Arlequin.

PREMESSA

Questo articolo vuole essere sguardo su come si vive la genitorialità in caso di adozione internazionale.
Non si tratta di un compendio di esperienze o riflessioni necessariamente personali, i percorsi iniziali (iter burocratici, corsi di formazione ecc ecc) tendono a creare legami tra le coppie che li condividono e in caso
di figli della stessa età è facile che i primi anni le nuove famiglie si frequentino e si possano confrontare esperienze e problemi.
Ho organizzato una serie di domande frasi divise in tre parti: le LORO domande, quelle degli “esterni” e quelle che si possono fare i genitori adottivi.
Non ho la pretesa di dare un quadro completo del mondo dell’adozione, solo qualche spunto per eventuali ragionamenti.
Ultima cosa: non si tratta di fare a gara con i genitori biologici su chi è più tosto, chi affronta più problemi, chi ama più i propri figli o altro, non esistono classifiche, anzi, anche se mi sono reso conto che non sempre c’è comprensione reciproca, il confronto tra i due modi di essere genitore è stimolante.

LORO

1-perché non vi somiglio?
Ecco, questa, nel 99% dei casi è una domanda che il figlio adottivo non fa. Non la fa perché ormai l’età media delle adozioni si è alzata e al momento del fatidico incontro sono coscienti di quanto sta avvenendo (direi che si parte, se si è fortunati, dai 6 anni in su). Esistono ovviamente eccezioni con figli molto piccoli ma anche in quei casi la regola è quella di non nascondere l’adozione e di affrontarla come un fatto normale, il ragazzo che scopre di essere adottato è roba da telefilm.

2-perché la mamma mi ha abbandonato?
Questo è un argomento delicato, le origini biologiche sono fondamentali, se si minano quelle si mina l’autostima (e non ce ne è assolutamente bisogno). Ovviamente non c’è una risposta valida per tutti, di solito si mette in evidenza le difficoltà che una madre non è riuscita a superare senza però mai mettere in
dubbio l’amore che nutriva verso il figlio. A volte, nei casi di adozione di bambini piccoli, capita che certe figure vengano mitizzate e messe spietatamente a confronto con i genitori adottivi.
Nota bene: di solito la figura paterna è assente.

3-com’è il mio paese?
Il rapporto con il paese di origine può essere o di negazione o di esaltazione, l’istinto di tornare e cercare le proprie origini può far paura ma è sempre li.

4-quanto valgo?
Il problema dell’autostima credo sia una vera e propria costante. Da un lato la consapevolezza di essere stati abbandonati, dall’altro la necessità di salvare le figure genitoriali prendendosi la colpa (la mamma era buona, ero io che ero cattivo e l’ho costretta a lasciarmi).
Poi questa insicurezza può prendere tante forme:
timidezza, difficoltà nei rapporti interpersonali, spacconeria ma, di fatto, è facile che un ragazzo adottato cerchi di evitare di mettersi alla prova per paura di fallire perché non si ritiene all’altezza. Chiaramente è compito dei genitori cercare di dargli sicurezza affrontando con serenità i fallimenti e puntando sulle loro potenzialità, ad esempio uno sport per il quale sono portati.

GLI ALTRI

5-ma che bella cosa avete fatto!
Anche se detta con le migliori intenzioni è una di quelle frasi che mi fanno saltare la mosca al naso. I genitori adottivi non sono una o.n.g., salvo rarissime eccezioni sono coppie che non possono avere figli biologici, che magari prima provano aiuti medici per concepire e solo alla fine decidono di adottare. Certo
sono disposti a dare tutto a quelli che, in prima battuta, sono degli estranei, ma è una cosa che viaggia nei due sensi.

6-eh, anche i miei fanno così
Confrontandosi con genitori biologici capita spesso che i problemi che emergono siano gli stessi. Quello che spesso sfugge è la visione di insieme e la dimensione del problema. La difficoltà a gestire il tempo, ad esempio, è molto comune ma, nelle adozioni, spesso non si tratta di fare tardi a un appuntamento perché è
impegnato in altro (ad esempio giocare con il cellulare), si tratta proprio della mancanza di consapevolezza dello scorrere del tempo e se nell’immediato è una seccatura (fare costantemente tardi),nel lungo periodo è un problema serio: ci sono scelte (qui non si parla di bambini quanto di adolescenti) che si protraggono nel tempo (la scuola da scegliere, il mestiere che si sogna di fare o altro) ma l’orizzonte temporale è limitato, l’impegno, qualunque impegno, viene costantemente rimandato.

7-con tutto quello che avete fatto per loro vi ameranno alla follia
Sarebbe bello ma non è così: in una vita normale ad un bambino spettano due genitori che si prendono cura di loro, dai bisogni pratici come cambiarli, nutrirli, dargli un tetto a quelli affettivi e nella maggioranza dei casi a loro questo è stato negato per un pezzo importante della loro vita. Quando arrivano
questi due sconosciuti che si presentano come babbo e mamma il conto da saldare è alto e la diffidenza tanta. Non viene ovviamente fatto con cattiveria ne mancano i segni di affetto ma, soprattutto nei primi tempi, vedere i sorci verdi è la norma. Alla fine non si deve scordare che già una volta si sono fidati degli adulti e il risultato è stato l’istituto.
A questo proposito cito una delle frasi che gli “anziani” (genitori adottivi di lunga data) mi hanno detto spesso: “il primo anno è un inferno poi le cose si mettono a posto”; giunti al secondo-terzo anno avrei voluto impiccarli, i problemi sono sempre li al loro posto. Credo questo dipenda dal salto di età dei bambini al momento dell’adozione, forse prima, con meno tempo passato in istituto, era in quella maniera, oggi, o almeno nel periodo nel quale sono diventato padre, non è più così.

8-li avete presi in orfanotrofio?
È una curiosità credo legittima ma, contrariamente a quanto si creda, le adozioni raramente riguardano orfani. Si tratta di bambini abbandonati (o persi) o di bambini ai cui genitori (o meglio genitore visto che il padre è una figura spesso inesistente) è stata tolta la patria podestà per problemi di droga, alcol,
prostituzione, violenza domestica o, in genere, per l’impossibilità di garantire un ambiente accettabile per la crescita di un minore. Di solito passano periodi più o meno lunghi in istituti oppure (molto dipende dalle politiche del paese) in case-famiglia. In entrambi i casi non è una pacchia: gli istituti possono essere gestiti bene o male, avere tanti ospiti oppure pochi ma sono accomunati da un
problema di fondo: mancano gli stimoli giusti ed è come se il bambino venisse “spento” e crescesse, sia fisicamente che emotivamente e mentalmente più lentamente. Nel post adozione tendono a recuperare ma è comunque un periodo che lascia il segno. Nelle case famiglia si sviluppa di più il senso di una crescita “normale”, ci sono orari, incombenze, figure di riferimento fisse (e non la tata che finisce il turno e la rivedi il giorno dopo) ma spesso sono famiglie il
cui interesse è il finanziamento garantito dallo stato quindi un doppio standard con i figli “biologici”, scarso affetto e ben poche attenzioni.

9-non dimenticatevi tutto quello che hanno passato
E’ quanto, una volta, mi ha detto mio padre. Il problema, come gli ho detto, è che viviamo in un mondo più grande; io non mi scordo mai della loro storia ma al mondo intorno può importare poco. Esattamente come con i figli biologici non si possono tenere per sempre sotto una campana di vetro.

10-vogliono più bene al babbo o alla mamma?
Tipica domanda fuori luogo da fare a qualunque genitore (o bambino), adottato o meno. Nelle adozioni, statisticamente, la parte peggiore spetta alle madri. La figura del padre è abbastanza nuova, si ha maggiori possibilità di costruire un rapporto da zero, la madre ha invece il paragone con la madre biologica ed è
quella che il bambino ritiene debba pagare la parte più grande del conto.

11-con quello che hanno passato saranno maturati più degli altri
Si e no. Se uno ci pensa ognuno di questi ragazzi ha passato esperienze veramente toste, basti pensare all’adozione stessa che pure ha un valore positivo: vivono la loro vita, un bel giorno li chiamano, gli danno delle foto e gli dicono “vi piacciono? Sono i vostri nuovi genitori”, tempo qualche settimana e via! Inizia
una nuova vita con persone magari simpatiche ma che, in fondo, sono degli sconosciuti che li prenderanno e li porteranno a migliaia di chilometri, in un posto che parlano strano, con un clima diverso, cibi e odori diversi…ce ne vuole di coraggio. Alla fine però sempre di bambini si tratta, con le loro debolezze, i loro bisogni e con il diritto a non essere “tosti” ma bambini di 4, 5, 10 anni che devono essere accuditi e che finalmente hanno trovato quei due che gli faranno da padre e madre e gli faranno recuperare tutto il tempo perso.

12-avete scelto voi un maschio/femmina?
No, i figli non si scelgono. In linea teorica c’è chi ha in mano una scheda su bambini e aspiranti genitori e cerca la combinazione più adatta ma, in assenza di particolari problemi, credo si vada per ordine cronologico. In linea pratica esistono, mi risulta, paesi (fortunatamente pochi) che quando arrivi sul posto
ti fanno scegliere da catalogo, ovviamente si parla di paese dove la corruzione regna sovrana e dove al costo ufficiale vanno sommati diversi extra.
N.B.; ringraziando il cielo a me non è stato messo davanti alcun catalogo, sapevo con esattezza chi stavo andando a prendere ne avrei accettato altrimenti.

13-perché non li avete presi in Italia?
Anche questa è una domanda un po’ fastidiosa ma legittima. Non si tratta di voler fare il radical-chic, come direbbe qualcuno, la realtà è molto più banale: a fronte di una richiesta di dieci coppie c’è (o almeno questa era la proporzione dieci anni fa) a malapena un bambino adottabile in Italia. La regola è che come
prima cosa si cerca di recuperare la famiglia, poi si prova con parenti e solo alla fine il bambino finisce nello stato di adottabile. Per questo motivo di solito ogni coppia porta avanti due pratiche: una di adozione nazionale e una internazionale. Le coppie che conosco (due) che sono riuscite in quella nazionale hanno avuto dei neonati (grazie alla legge nota come “mamma segreta”) e non sono della mia zona quindi non ho mantenuto molti contatti e non ho un quadro della loro situazione. Di certo non hanno dovuto sborsare qualche migliaia di euro allo stato straniero (soldi ufficiali, una specie di rimborso per le spese che hanno
sostenuto per quelli che poi sono diventati bambini italiani), fare uno o più viaggi (varia da stato a stato),sobbarcarsi le spese del soggiorno, affrontare il problema della lingua, cultura, tradizioni, clima ecc ecc ma immagino che anche per loro non sia tutto rose e fiori.

I GENITORI

14-li ho amati come figli dal primo istante
E’ una frase che ho sentito con una certa frequenza ma che non condivido: come fai ad amare qualcuno che non conosci? Certo parti ben disposto ma l’amore, quello vero, nasce poco a poco con tutte le piccole cose che condividi giorno dopo giorno, belle o brutte che siano. Il senso di responsabilità! Quello si che ti
arriva addossi come un maglio dal primo istante.

15-dove c…o eri?
Questa è la domanda che una vocina nella mia testa mi fa tutte le volte che ripenso al loro passato e a quante ne abbiano dovute affrontare. La testa ovviamente risponde “dove? A migliaia di chilometri di distanza senza neanche sapere che esistevano, non potevo farci nulla”, ma al cuore questo non basta:
stavano male, avevano bisogno di aiuto e io ero a godermi la mia vita. E’ irrazionale, anche ingiusto nei miei confronti, ma credo che questa domanda me la porterò dietro tutta la vita.

16-e ora che si fa?
Capita, immagino, a tutti i genitori di passare momenti nei quali si pensa di non essere all’altezza, non so, non posso sapere, quali sono le dinamiche nelle famiglie “normali”; di certo nelle famiglie adottive ci sono problematiche di fondo pesanti, nella maggior parte dei casi legati al trauma dell’abbandono verso le quali ci si sente impotenti: c’è un passato difficile, in buona parte non conosciuto, che periodicamente torna a galla e si può manifestare in mille modi:rabbia, disperazione, malinconia, tristezza fino ad arrivarea vere e proprie tragedie.

SPOILER
La vera domanda è però un’altra: come va a finire questa storia?
Piacerebbe poter dire che, alla fine, tutti vissero felici e contenti ma non è sempre così. Non ho statistiche
ufficiali sottomano ma non tutte le adozioni hanno un lieto fine. Le difficoltà sono tante, le energie svaniscono poco a poco e il domani di certezze ne da veramente poche. Con tutta la buona volontà può
capitare di non riuscire a creare un rapporto solido; può capitare a uno dei genitori o a uno dei figli e può portare anche ad epiloghi tragici.
Numeri, fino a che si leggono in statistiche, nomi, persone, volti, quando
capita a chi ti è vicino.