C’era una volta…

C’era una volta un immenso impero e in quell’impero centinaia di etnie, costumi, cibi, tradizioni. Estese aree spesso unite dalla stessa lingua, diverse religioni coesistenti sotto lo stesso cielo; moschee, chiese, sinagoghe sullo stesso suolo…Impero Ottomano. Carta etnografica

Dettaglio. Mappa etnografica Impero ottomano.

Poi arrivano il momento, il giorno, il mese; arrivano gli uomini, le mappe, le guerre a cambiare tutto, a iniziare “ la pace che pone fine a tutta la pace “ (1)

Sykes-Picot: le nuove linee di controllo.

Le nuove linee di confine stabilite da Sykes-Picot (2)

L’impero è finito. Ogni fine è un nuovo inizio. Una guerra inizia nuove guerre, una mappa inizia nuove mappe, confini, spostamenti e conseguenze che ancora marcano i nostri giorni: Armenia, Serbia, Bosnia, Cipro, Iraq, Palestina. Israele…

Ma torniamo alla storia, a quei momenti che precedono la fine…

” Uccelli senza ali “ 

L’ondata migratoria di profughi durante le guerre che coinvolgono la caduta dell’impero Ottomano è  indescrivibile in un semplice articolo. Intere popolazioni vengono costrette a lunghe marce verso nuove ‘nazioni’ di cui non conoscono lingua, costumi, cibo, tradizioni. Solo un elemento li accomuna: la religione. È l’inizio della fine di una coesistenza durata secoli, costata centinaia di migliaia di vittime e ancora paghiamo…

A una parte di quelle vittime troppo spesso non discusse danno voce, negli anni, film, fotografia e letteratura.  È talvolta l’arte, non la politica, a ricordarci da dove veniamo, quali le nostre responsabilità, quali le nostre colpe.

A volgere uno sguardo su un piccolo angolo di quel grande impero è l’autore Louis de Bernieres nel suo romanzo “ Birds without wings “ (3). Purtroppo non è tradotto in italiano ma ne offro un capitolo qui e una piccola recensione a fondo.

Profughi da Edirne ( Foto: Stephane Posset )  (4)

“ Da dove inizia tutto?

La storia non ha inizi, poiché tutto quello che accade diventa causa o pretesto per tutto quello che segue dopo e questa catena di cause e pretesti va indietro fino al Paleolitico, quando il primo Caino di una tribù uccide il primo Abele di un’altra.

Tutta la guerra è un fratricidio e c’è un’intera catena di colpa che si attorciglia in un tortuoso percorso, avanti e indietro, tra le strade e sotto i piedi di ogni popolo e ogni nazione, così che un popolo che era una volta vittima diventa carnefice una generazione seguente; nazioni appena liberate agiscono subito con gli stessi metodi degli oppressori precedenti.

Il triplo contagio di nazionalismo, utopia e assolutismo religioso effervescono insieme in un acido che corrode il metallo morale di una cultura e, senza vergogna anzi a volte con orgoglio, commette azioni che considererebbe vili se condotte da altri.

Ci fu, tra il 1821 e il 1913, un prolungato e atroce olocausto che abbiamo scelto di dimenticare e dal quale abbiamo imparato assolutamente niente.

Nel 1821, tra il 26 Marzo e la domenica di Pasqua, nel nome della libertà i greci cristiani del sud massacrano e torturano 15.000 greci musulmani, ne confiscano o distruggono i beni, ne bruciano le case.

Nel Peloponneso migliaia di musulmani, i più donne e bambini, sono radunati e uccisi.    Migliaia di luoghi di culto e moschee distrutti.Uno o due ne rimangono nella Grecia di oggi.

Durante il 1820, come risultato della guerra tra Serbia e Russia, 20.000 musulmani vengono espulsi dalla Serbia. Nel 1875 i bosniaci serbi cristiani ortodossi inizia la campagna di uccisione contro tutti i musulmani. Nel 1876 i bulgari cristiani massacrano i contadini di origine turca.

Nel 1877 in Russia, usando tattiche precedentemente testate contro i musulmani del Caucaso, i cosacchi assistiti dai rivoluzionari bulgari e contadini, dà l’assalto a tutte le proprietà e terre dei musulmani. I cosacchi accerchiano i villaggi per impedire fughe e mandano al loro interno i bulgari a sterminarne la popolazione. A volte interi villaggi vengono annientati dall’ artiglieria. A volte i sopravvissuti venduti come schiavi. Diplomatici europei descrivono nei loro rapporti come questo particolare episodio fosse di particolare interesse per il modo sistematico in cui si inventavano nuovi metodi di tortura per uccidere le donne in maniera più lenta possibile.

Come conseguenza a questa campagna di sterminio, un immenso sciame di più di mezzo milione di profughi affamati, musulmani di una religione ma di tutte le etnie, si riversa nelle strade, spinta qui e là senza tregua da banditi, criminali e soldati.

In Edirne cento muoiono ogni giorno di colera.

A Istambul, nella grande chiesa di Aya Sofya,allora una moschea, si rifugiano 4000 anime senza speranza che a decine muoiono di ogni giorno per venire presto rimpiazzate da nuove.

Tra queste e a volte insieme a queste, quasi inosservate dalla Storia, soffrono e muoiono migliaia di ebrei. Perché il grido comune degli eroi della liberazione in quei giorni era: “ Fuori gli Ebrei e i Turchi! “.

I Montenegrini espellono l’intera popolazione musulmana. Alla fine del 1879 un terzo della popolazione musulmana della Bosnia Herzegovina è espulsa o uccisa…

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Quella di sopra è la mia traduzione di un capitolo dal libro “ Birds without wings “ di Louis de Bernieres, purtroppo non pubblicato in italiano.

Ambientato nell’Anatolia di prima, durante e dopo la caduta dell’Impero ottomano, il romanzo descrive, tramite le vite degli abitanti di un piccolo villaggio, il lungo periodo di pace e armonia che vede diverse religioni all’interno della stessa popolazione, coesistere. Cristiani ortodossi, musulmani, armeni, ebrei…Mercanti o contadini, imam o preti, le vite quotidiane poi interrotte dalla guerra e sradicate dalla fine dell’impero.

Dall’ascesa di Mustafa Kemal alle conseguenze del collasso dell’impero e le divisioni di questo nelle aree decise da Sykes-Picot , il libro offre molte riflessioni su guerra, incluse dolorose descrizioni del massacro che fu Gallipoli; quali conseguenze, economiche, sociali e politiche, avvengono quando popolazioni di diversa religione ma di lingua, cultura e costumi condivisi vengono improvvisamente separati.

“ Birds without wings “, foto e link sono la mia offerta a letture sulle conseguenze della caduta dell’impero ottomano che ancora oggi sentiamo e a riflessioni sulla nostra memoria storica e altrui narrative sconosciute o dimenticate. Un invito a condividere le vostre letture/riflessioni/ foto/link e opinioni sul tema.

“ La storia si ripete? O si ripete solo come penitenza di coloro sono incapaci di ascoltarla? Non c’è una storia muta. Per quanto la brucino, per quanto la spezzino, per quanto la falsifichino, la storia umana si rifiuta di stare zitta. Il tempo che fu continua a palpitare, vivo, all’interno del tempo che è, sebbene il tempo che è non lo voglia o non lo sappia.”    Eduardo Galeano (6)

 

*Costumi ottomani:https://publicdomainreview.org/collection/19th-century-album-of-ottoman-fashion/

1) Peace to End All Peace.https://books.google.com/books/about/Una_pace_senza_pace_La_caduta_dell_imper.html?id=tq_CAAAACAAJ

***Carta etnografica Impero Ottomano/ Carta Accordo Sykes-Picot:                                                                     **Carta moderna: Il collasso finale degli ottomani. Limes:https://www.limesonline.com/il-collasso-finale-degli-ottomani-7/119722

2)La carta che ha cambiato il Medio Oriente. https://publicdomainreview.org/collection/the-map-that-changed-the-middle-east-1916/

3)https://www.penguinrandomhouse.com/books/38303/birds-without-wings-by-louis-de-bernieres/

4) Collezione Fotografie Musee Albert Khan https://collections.albert-kahn.hauts-de-seine.fr/simple-recherche

5)” Stop alla crudele oppressione degli ebrei ”https://scalar.usc.edu/works/let-me-get-there/media/stop-your-cruel-oppression-of-the-jews-1904

6)https://www.ildialogo.org/estero/estero260420051.htmEduardo Galeano: A Testa in giù; p. 203-213)