Congo 12 – Follie

Mobutu allungò il mandato a sette anni, senza limiti e nel 1977 fu rieletto con il 98% dei voti come unico candidato. Nell’urna i votanti dovevano infilare un foglio rosso, che stava per sangue, caos e idee malsane oppure verde, colore della speranza, della manioca e del MPR. Perciò tutti conoscevano cosa si votava.

Nel 1978 favorì un avanzato programma missilistico, gestito da un’azienda privata tedesca, a cui assegnò, per i suoi esperimenti, un territorio di 100.000 km² (un terzo dell’Italia) dove, come ai tempi di Leopoldo II, furono espropriati i villaggi. Finì tutto in un fallimento.

In seguito iniziò una serie di enormi opere strutturali: ampliò la diga sul Congo facendo costruire Inga II che avrebbe prodotto 1424 megawatt costata 450 milioni di dollari, cominciando a sognare Inga III, che con la capacità di 30.000 megawatt poteva fornire tutta l’Africa e parte dell’Europa. Qui fece installare una “prolunga” di 1.800 km con diecimila piloni, fino alle miniere dello Shaba (ex Katanga). Pur essendo già autodipendenti, gli serviva un interruttore per la provincia ribelle. Il costo folle della linea raggiunse 850 milioni di dollari. Un’acciaieria che doveva produrre 250.000 tonnellate di acciaio l’anno costata 182 milioni di dollari.

 

Inga II

 

Tutte le opere erano accomunate dal fatto che venivano costruite da imprese straniere e consegnate chiavi in mano ai tecnici zairesi, i quali non sapevano farle funzionare, restavano senza manutenzione e quando si rompeva qualcosa non erano in grado di ripararle. Così delle otto turbine di Inga II ne rimasero solo due, l’acciaieria non fu mai in grado di fondere i minerali del luogo, solo la ferraglia e la linea elettrica non trasportò più del 10% della capacità, ma soprattutto non fu prevista alcuna diramazione verso città e villaggi lungo il percorso.

La sua frenesia edilizia si espanse anche a Kinshasa, dove venne costruito un enorme svincolo stradale, con grandi rampe e audaci cavalcavia e al centro una replica della torre Eiffel con un ristorante in cima, rimasta incompiuta. Sulla riva del Congo sorge ancora in stato di degrado il Centro Commerciale Internazionale: quando l’aria condizionata saltò, si resero conto che le finestre non si aprivano. Nel parco mediatico dell’emittente nazionale, costato 159 milioni di dollari, con un edificio centrale di 19 piani, da quando si ruppero gli ascensori usarono la scala di emergenza, invertendo i privilegi, i capi in basso e gli inferiori di rango in alto. Uno spreco di soldi enorme, mentre la gente faceva la fame.

Tra il 1974 e il 1980 precipitarono due C-130, due caccia Macchi, tre elicotteri Alouette e quattro elicotteri Puma: il motivo di tanta “sfortuna” fu che i militari, sottopagati, vendevano i pezzi di ricambio. I piloti smerciavano parte del kerosene e venivano usate le auto militari per fare i tassisti; nelle caserme sparirono radio, mobili, ma anche buldozer e camion, con un assenteismo superiore al 50%. Lo Zaire si ammalò e i sintomi più gravi furono il tracollo dello Stato e la corruzione.

 

Truppe marocchine durante la Prima guerra di Shaba, 1977

 

Nel frattempo, ciò che restava della vecchia Gendarmerie katangaise fuggita in Angola, che aveva sostenuto il regime di destra di Tshombe, aderì ai marxisti dell’MPLA di Agostinho Neto (un movimento indipendentista appoggiato da URSS e cubani) perché detestava Mobutu e perché combatteva contro gli indipendentisti dell’FNLA (appoggiato dagli americani) di Holden Roberto,  cognato di Mobutu.

Formando il FLNC (Front pour la Libération Nationale du Congo) chiamati les Tigres Katangais, entrarono nello Shaba-Katanga nel 1977 e nel 1978, conquistando gran parte dello Shaba occidentale. Logisticamente e numericamente meno numerosi dell’esercito governativo, ebbero il sostegno della popolazione, ma si trovarono anche di fronte un esercito allo sfascio. Mobutu ottenne l’aiuto internazionale con lo spauracchio dell’invasore rosso. Durante la prima invasione, les Tigres Katangais furono respinte dopo 80 giorni dalle truppe marocchine inviate dai francesi. Nella seconda invasione conquistarono la città mineraria di Kolwezi, ma l’uccisione di 30 bianchi provocò immediatamente la reazione occidentale e con l’invio di legionari francesi e paracommando belgi, vennero represse in pochi giorni.

Ma ciò che non sapevano gli occidentali, era che i trenta bianchi furono massacrati dalle truppe governative. Mobutu si ricordò bene che nel 1960 il Belgio aveva invaso Elisabethville dopo l’assassinio di cinque bianchi e nel 1964 Stanleyville fu liberata da belgi e americani perché centinaia di bianchi vennero tenuti in ostaggio, così ammazzando qualche bianco e facendo ricadere la colpa su altri, ebbe tutto l’occidente dalla sua parte.

Nonostante durarono poco, le due guerre di Shaba evidenziarono che il suo esercito era allo sfascio e, disposto ad ogni nefandezza pur di conservare il potere, sopravviveva solo con l’aiuto straniero. Qui, oltre al fedele alleato americano, si era aggiunta la Francia di Giscard d’Estaing, che mirava ad ampliare l’influenza nell’Africa francofona. Il maestoso centro della radio nazionale fu realizzato da un costruttore francese, cugino di Giscard, che in cambio dell’appalto gli fornì alcuni Mirage. Nel 1973 il Concorde fece il suo primo volo in Africa, a Kinshasa (Successivamente Mobuto lo avrebbe regolarmente noleggiato per andare con la famiglia a Disneyland, presso Parigi).

 

Bambini giocano a calcio in Zaire

 

Ottimista che la congiuntura economica in calo fosse solo passeggera, Mobuto chiese prestiti ad americani, francesi e ai nuovi amici arabi. Ma l’indebitamento dello Zaire era tutt’altro che congiunturale: nel 1977 il deficit di bilancio ammontava al 32%. Ogni anno il PIL calava qualche punto e l’inflazione del 60% divenne normale. Tra il 1974 e il 1983 i prezzi aumentarono di sei volte: le persone lavoravano due giorni per un chilo di riso e più di dieci per un chilo di carne. Per un sacco di manioca, ottanta giorni. Nel 1979 il potere d’acquisto s’era ridotto al 4% rispetto al 1960.

Inizialmente le banche occidentali e giapponesi avevano concesso facilmente prestiti al giovane Mobutu, per incentivare l’industrializzazione di un Paese ricco di materie prime, ma dopo il 1975 cominciarono a temere. Il debito dello Zaire ammontava a 887 milioni di dollari presso novantotto banche, che si riunirono nel “Club di Parigi” e bussarono al FMI. Così Mobutu, l’uomo dell'”indipendenza economica”, dovette accettare che il FMI, il Club di Parigi e successivamente la Banca Mondiale, si intromettessero nella politica e nell’economia interna.

Ci furono diversi piani di sviluppo con altrettante iniezioni di capitale, ma solo nel periodo tra il 1977 e il 1979, secondo le stime più prudenti, Mobutu sottrasse dalle casse statali più di duecento milioni di dollari, per sé e la sua famiglia.

 

Un gruppo di pigmei nel loro villaggio.

 

Aggiustamenti più radicali vennero imposti negli anni ’80, inutilmente. Nel 1990 il debito dello Zaire ammontava a più di dieci miliardi di dollari e solo allora vennero chiusi i rubinetti, anche se la situazione era nota da molto tempo.

Già nel 1978 venne inviato, su incarico del FMI, Erwin Blumenthal, un meticoloso banchiere tedesco, per rimettere in sesto la Banca Nazionale dello Zaire, il quale, al fine di verificare il bilancio si scontrò con la presidency, scrivendo che ogni controllo sulle transazioni del presidente era impossibile, in quanto non si faceva più distinzione tra bisogni personali e uscite di stato. La sottrazione sistematica di soldi, la scoperta di conti segreti in Europa, la sfacciata cultura del saccheggio di Mobuto e la sua cricca, lo portarono a desistere con disgusto e dopo due anni Blumenthal mollò tutto, non prima aver prodotto un rapporto dove scrisse chiaramente che non esisteva alcuna possibilità per i creditori, di riavere il loro denaro.

Blumenthal scrisse solo ciò che tutti sospettavano, ma non cambiò nulla. Nonostante il debito nel 1981 fosse già di 5 miliardi, i francesi consideravano Mobutu un partner troppo importante e per gli americani un alleato prezioso contro i regimi comunisti in Africa. “Mobutu is a bastard, but at least he’s our bastard” dicevano alla CIA, mentre in rapporti riservati confidarono il timore che un atteggiamento negativo del FMI o degli USA, lo avrebbero potuto spingere a riconsiderare l’alleanza, mettendo a repentaglio la sicurezza degli Stati Uniti. In questo modo la logica della Guerra fredda impose una seria ipoteca sul FMI.

 

Mobutu e Reagan
Mobutu e Reagan

 

Ma neppure il Fondo Monetario fu esente da colpe. Oltre al problema dell’inflazione, in Zaire esisteva un grosso problema di accumulo. I soldi venivano tenuti nelle valige o nel materasso, in parte perché c’era poca fiducia nelle banche, o perché gran parte della popolazione viveva lontano dalle banche. Il denaro fermo accumulato non poteva far avanzare l’economia, così il giorno di Natale del 1979, il FMI introdusse una nuova moneta svalutandola e chi si recò in banca quel giorno per cambiare, ricevette la metà dell’importo in contanti e l’altra metà depositata in un conto corrente, al fine di dare vita al denaro “morto”.

L’iniziativa durò solo un giorno e fu annunciata tardivamente per evitare fughe di denaro, vennero chiusi confini e aeroporti. Ma la decisione, presa da anonimi funzionari negli uffici di Washington, non tenne conto della logistica e della vastità del Paese, così molti che vivevano lontano da una banca, che non capirono o non erano al corrente dell’operazione, non riuscirono a cambiare, mentre altri fecero inutilmente ore di coda fino a tarda notte, trovando gli sportelli chiusi, ritrovandosi tutti con carta straccia priva di valore. L’operazione mandò sul lastrico molte persone.

Lo zaire venne svalutato sei volte per stimolare il commercio internazionale: nel 1975 valeva due dollari, nel 1983 solo 0,03 dollari. Ci fu una drastica riduzione delle spese dello stato, privatizzazioni e le aziende statali ridussero il personale. Venne imposto di migliorare le infrastrutture e la produzione. Per un breve periodo sembrò funzionare, poi l’inflazione tornò come prima e la povertà aumentò. Il PIL procapite nel 1980 era di 600 dollari e scese a 200 dollari cinque anni dopo (attualmente è 560 USD). Le persone mangiavano meno nutrendosi di cipolle e la mortalità infantile aumentò.

 

Étienne Tshisekedi

 

Il taglio del personale pubblico, fra funzionari e insegnanti, permise di controllare l’inflazione, ma lasciò senza reddito migliaia di famiglie. La riduzione delle spese nella scuola e nella sanità provocarono l’effetto che solo i ricchi poterono permettersi l’istruzione e la salute. Anche le misure per rilanciare il commercio fallirono, in quanto mancavano le infrastrutture che Mobutu non aveva mai risanato, facendo diventare il Paese dipendente dalle importazioni: dei 140.000 chilometri di strade percorribili del 1960, ne erano rimasti poco meno di 20.000 e le materie d’esportazione non potevano raggiungere le città, tanto che a Kinshasa si beveva caffé solubile importato. Pur se pieni di buone intenzioni per risanare lo Zaire, gli interventi del FMI lo smantellarono, facendolo diventare un mercato di sbocco, dove le navi arrivavano piene e partivano vuote. Tutto ciò fu pagato dai più poveri, mentre Mobutu rimase ancora ben saldo al potere.

Solo nel 1980, tredici parlamentari, con a capo Étienne Tshisekedi, ex ministro ed ex ambasciatore, stufi di come andavano le cose, decisero di scrivergli una lunga lettera aperta e diretta dove lo esortavano a considerare i suoi errori. Vennero tutti arrestati e confinati nell’entroterra. Qui Tshisekedi e altri fondarono l’UDPS (Union pour la Démocratie et le Progrés Social) che sarebbe diventato una spina nel fianco di Mobutu.

 

Ciò che resta del palazzo di Gbadolite.

 

Negli anni ottanta, dopo la morte della madre e della prima moglie, Mobutu divenne cupo e affaticato. Mamma Yemo aveva sempre avuto molta influenza su di lui, una donna di carattere a cui era molto legato. Mama présidente Marie-Antoinette, la prima consorte, possedeva una forte personalità, tanto da essersi sempre rifiutata di rinunciare al suo nome cattolico e spesso ebbe la capacità di contenere le follie del marito. Poi non rimase nessuno in grado di contrastarlo. La nuova moglie Bobi Ladawa e la sorella gemella, una delle sue amanti, non ebbero la stessa influenza. Mobutu divenne un uomo solitario, sempre più malinconico, lasciandosi andare ad una smania di eccessi.

In Europa cominciò ad acquistare proprietà di lusso. Possedeva una dozzina di castelli, scuderie e residenze nei quartieri lussuosi di Bruxelles. Aveva un elegante appartamento di ottocento m² a Parigi, il castello di Savigny presso Losanna, un palazzo a Venezia, una lussuosa villa sulla Costa Azzurra, una tenuta di cavalli nell’Algarve, oltre a una serie di hotel nell’Africa Occidentale e nell’Africa del Sud e il suo yacht di lusso lungo il Congo.

Ma la più maestosa era la residenza di Gbadolite. Nella sua regione natale, vicino al confine con la Repubblica Centrafricana, fece costruire una città nel mezzo della foresta, con banche, un ufficio postale, un ospedale ben attrezzato, un hotel supermoderno e una pista per far atterrare il Concorde. Venne eretta una cattedrale, un quartiere cinese con pagode e cinesi importati. La sua residenza consisteva in uno sfarzoso palazzo di 15.000 m² con porte in mogano alte sette metri e intarsiate di malachite, muri rivestiti da marmo di Carrara e drappi di seta. Lampadari di cristallo, specchi veneziani e mobili in stile impero. Inoltre Jacuzzi, sale massaggi, una piscina e un salone di parruccheria. Madame Mobutu aveva un guardaroba lungo 50 metri contenente un migliaio di abiti parigini. Sotto l’edificio una cantina con migliaia di bottiglie, una discoteca e un rifugio antiatomico. Un parco con fontane che venivano illuminate la sera, in una regione che a malapena aveva energia. Qui organizzava le sue feste ufficiali con migliaia di ospiti, durante i quali scorreva a fiumi la sua bevanda preferita, lo champagne rosé.

 

Fonti:

Congo” di David Van Reybrouck – Feltrinelli Editore

Storia del Congo” di Fortunato Taddei

“Wikipedia”

Capri
Precedente Congo 11 - Mobutu Successivo Congo 13 - Agonia